lunedì 31 marzo 2014

Parola... Parolissima! - Coloratura

La prima puntata della nuova rubrica sarà dedicata all'utilizzatissimo termine coloratura.



Mioli, nel suo "Manuale del melodramma", ci dice che la parola nasce dall'uso antico di sostituire alcune note bianche, cioè lunghe, con molte note nere, cioè brevi, così "colorando" il rigo.
Sappiamo che i cantanti usavano "arricchire" le arie con queste aggiunte per mettere in mostra le proprie abilità virtuosistiche e in origine queste aggiunte non erano scritte, bensì improvvisate sul momento dagli interpreti.
Una tradizione tardo ottocentesca, nata quando la coloratura era rimasta appannaggio delle voci sopranili molto acute, seguita a chiamare parti e voci di coloratura quelle del soprano cosiddetto leggero. In epoca precedente, invece, notiamo che la coloratura non era territorio riservato ai soprani, ma che anche le altre voci erano impiegate in passi virtuosistici.
Oggi, usando il termine coloratura, di solito ci si riferisce all'accumulazione di note molto brevi eseguite in velocità, solitamente, ma non necessariamente, andando ad impegnare il registro acuto e sovracuto.

Un esempio di note che vengono colorate (il video vi aiuta anche nel "visualizzare" la differenze fra la versione con e quella senza coloratura)



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